venerdì 12 marzo 2010

Giorgia: Per fare a meno di te. Una canzone bellissima :-)

Rifil
Quando guardo il cielo cerco te

Distrattamente guardo il cielo e cerco te

E mi sollevo

Curiosità sui rossetti

Le labbra sono tra le parti più sensibili del corpo. Sono caratterizzate solo da uno strato corneo sottile, privo di grasso e di ghiandole sudoripare e con pochissime ghiandole sebacee. Esse si mantengono umide solo con la saliva. I cosmetici per le labbra non devono provocare essiccazioni o irritazioni e inoltre non possono contenere sostanze tossiche perchè essendo a contatto con la bocca vengono ingerite. I cosmetici moderni non vengono assorbiti dalla pelle e quindi non si hanno effetti nocivi . I rossetti sono in forma di stick a base grassa contenente oli, cere e altri ingredienti; tra gli additivi abbiamo grassi semisolidi come il burro di cacao e la lanolina, miscele di esteri di acidi grassi isomeri che migliorano la stesura cera d'api, alcanolammidi di acidi grassi e alcol cetilico per ammorbidire la pelle. Per accrescere la conservabilità degli stick colorati per le labbra si aggiungono sostanze antiossidanti e conservanti. I rossetti più moderni sono trissotopici, cioè hanno un punto di fusione relativamente alto ma diventano scorrevoli quando si spalmano, facilitandone l'applicazione. I componenti coloranti sono principalmente lacche o pigmenti e sono presenti nei rossetti in una percentuale che va dal 3 al 10 %.
Bibliografia: La chimica di tutti i giorni di G. Vollmer e M. Franz- Ed. Zanichelli.

La storia dell'antabuse

L'effetto dell'antabuse fu rilevato in Danimarca, presso una società farmaceutica, la cui politica aziendale prevedeva che i dipendenti provassero sulla loro persona i nuovi farmaci prima di immetterli in commercio. Così accadde per un antielmintico (un prodotto contro i vermi intestinali) messo appunto dal dr. JENS HALD. Il principio chimico del farmaco era il disulfiram. Hald cominciò a provare il farmaco su se stesso, e lo stesso fece il direttore delle ricerche della società, dr. Erik Jacobsen. Essi presero una pillola di disulfiran al giorno per alcune settimane. Per la maggior parte del tempo i due non accusavano nessun effetto, ma in alcuni giorni gli effetti si facevano sentire. Una sera Hald si fece una bevuta di cognac con un amico. Immediatamente si sentì male, mentre l'amico no. Egli comprese allora che i precedenti malori coincidevano con i pasti durante i quali beveva alcolici. Ne parlò con Jacobsen, e anch'esso confermò il sospetto che fosse il disulfiram con l'alcol a causare vomito e diarrea. Vennero effettuate ulteriori prove su altri colleghi, e i sintomi furono gli stessi, e venne confermata la scoperta. Pochi anni dopo, Jacobsen in un pubblico incontro raccontò questa storia, come aneddoto divertente, la quale venne anche riportata sul giornale. E come risultato parecchi alcolizzati scrissero a Jacobsen chiedendogli le pillole di disulfiram.
Bibliografia: La chimica di tutti i giorni di G. Vollmer e M. Franz- Ed. Zanichelli
by Arianna

giovedì 11 marzo 2010

Il neon

CARATTERISTICHE GENERALI.
Il neon è stato scoperto da William Ramsay e Morris Travers nel 1898. Ha come simbolo Ne e come numero atomico 10. Gas nobile, quasi inerte e incolore, il neon possiede una distintiva incandescenza rossastra quando è utilizzato in un tubo a scarica o nelle lampade dette, appunto, "al neon". È presente in tracce nell'aria. Il neon è il secondo per leggerezza tra i gas nobili e possiede una capacità di refrigerazione 40 volte superiore a quella dell'elio liquido e tre volte superiore all'idrogeno liquido (a parità di unità di volume). In molte applicazioni è un refrigerante meno costoso dell'elio. Il neon possiede la scarica più intensa tra tutti i gas rari (a parità di tensione e corrente). Anche se il neon è il quarto elemento più abbondante nell'universo, solo lo 0.0018% (1 parte per 65.000) dell'atmosfera della terra è di neon; è solitamente trovato in forma gassosa con le molecole che consistono di un singolo atomo di neon. E' prodotto tramite surraffreddamento dell'aria e distillazione in frazioni dal liquido criogenico risultante.
IMPIEGHI TECNOLOGICI E COMMERCIALI.
La luce rosso-arancio che il neon emette nelle lampade è ampiamente usata nelle insegne pubblicitarie. Il termine "neon" viene normalmente usato per indicare questo tipo di luci, anche se in realtà diversi gas vengono utilizzati per ottenere diversi colori.
Altri usi: indicatori ad alto voltaggio; parascintille; tubi catodici televisivi; laser a gas laser (insieme all'elio); liquefatto è usato commercialmente come economico refrigerante criogenico.
EFFETTI SULLA SALUTE E SULL’AMBIENTE.
Il neon è un gas atmosferico raro e come tale è non tossico e chimicamente interte. Tuttavia, in carenza di ossigeno (diminuzione al 75% della sua percentuale normale), per inalazione, provoca asfissia. A seguito di perdita di contenimento questo liquido evapora molto velocemente causando la sovrasaturazione dell'aria con seri rischi di soffocamento (è classificato come sostanza asfissiante semplice) se in aree limitate. I primi sintomi prodotti da una sostanza asfissiante semplice sono respirazioni rapida e mancanza di aria. La vigilanza mentale è diminuita e la coordinazione muscolare alterata. La capacita' di giudizio diventa difettosa e tutte le sensazioni sono diminuite. Mentre l'asfissia progredisce, si possono manifestare nausea e vomito, prostrazione e perdita della coscienza ed infine convulsioni, fino coma profondo e morte. Pelle e occhi: a seguito del contatto con il liquido provoca frostbite.
Il neon non ha alcun effetto e non costituisce nessun rischio per l'ambiente, in quanto è inerte e non forma alcun composto. Non è noto alcun danno ecologico causato da questo elemento.
FONTI: wikipedia, encarta
by samantha canino,alessia giglio,mietta capicotto,vanessa paone.

mercoledì 10 marzo 2010

Il malessere del mattino dopo la sbornia e come evitarlo

L'organismo trasforma l'alcol dapprima in acetaldeide, poi in acido acetico e infine in anidride carbonica. I postumi della sbornia, mal di testa e nausea, molto probabilmente sono causati dall'acetaldeide. Gli effetti dell'alcol si manifestano appena inizia il suo assorbimento, mentre quelli del suo sottoprodotto, l'acetaldeide, un po' di tempo dopo. L'alcol a mano a mano scompare e si riacquista la sobrietà, ma via via che si forma l'acetaldeide, si risentono i suoi effetti come postumi di una sbornia. In teoria è possibile tornare subito sobri aumentando l'ADH, ma sicuramente i rimedi popolari come una doccia calda, la ginnastica, un caffè forte o mettere la testa sotto il rubinetto dell'acqua fredda non servono. L'acetaldeide, viene eliminata lentamente, ed è proprio questo a causare i disturbi del mattino dopo. Non esiste ancora una medicina capace di accelerare l'eliminazione dell'acetaldeide ma alcuni dei seguenti suggerimenti possono alleviare la pena: - bere un bicchiere di latte prima di inizare a bere alcolici; - bere soltanto un tipo di bevanda alcolica; - bere prima di coricarsi mezzo litro di acqua; - a colazione mangiare qualcosa di dolce (questi alimenti contengono molto fruttosio che stimola la formazione del NAD il quale favorisce il metabolisco dell'alcol). Il rimedio tradizionale per il malessere del mattino dopo è quello di farsi un altro bicchierino. Consiglio valido solo per gli alcolizzati, per i quali il malessere è un sintomo di astinenza. GLI ALCOLIZZATI CHE VOGLIONO SMETTERE DI BERE POSSONO. Possono curarsi con l'Antabuse. Esso blocca l'enzima che trasforma l'acetaldeide in acido acetico. L'assunzione di modeste quantità di alcol per chi è in cura con l'antabuse, porta ad innescare uno stato di profondo malessere come nausea, vomito, diarrea, male al torace e alla testa. Data l'esperienza così spiacevole i soggetti per tutta la durata della cura, evitano di bere. Inoltre tali pazienti devono prestare molta attenzione all'assunzione di determinati prodotti, poichè contengono alcol, come colluttori e sciroppi contro la tosse.
Bibliografia: La chimica di tutti i giorni di G. Vollmer e M. Franz- Ed. Zanichelli
by Arianna e Chiara :D

domenica 7 marzo 2010

Storia della scoperta della struttura dell'atomo

Cari ragazzi, vi propongo questo video (cliccate sul titolo) che ripercorre le tappe della scoperta della struttura atomica di cui abbiamo parlato all'inizio dell'anno. Spero lo troviate interessante.

venerdì 26 febbraio 2010

canzone stupenda :P

un piccolo contributo per arrikkire il blog... spero ke la song vi piaccia :D

mercoledì 24 febbraio 2010

LO ZOLFO

CARATTERISTICHE GENERALI. Lo zolfo è l'elemento chimico nella tavola periodica con simbolo S, numero atomico 16 e 18 isotopi. E’ un non-metallo inodore, insapore, molto abbondante; la sua forma più nota e comune è quella cristallina di colore giallo intenso ed è presente sotto forma di solfuri e solfati in molti minerali. Si ritrova spesso puro nelle regioni con vulcani attivi. Questo elemento ha un odore caratteristico quando si lega con l'idrogeno (H2S). Brucia con fiamma bluastra che emette un odore caratteristico e soffocante, dovuto al biossido di zolfo (SO2) o al triossido di zolfo (SO3) che si formano come prodotti di combustione. Lo zolfo è insolubile in acqua, ma è solubile in disolfuro di carbonio. Gli stati di ossidazione o valenze più comuni dello zolfo sono -2, +2, +4 e +6. In tutti e tre gli stati, solido, liquido e gassoso, lo zolfo presenta tre forme allotropiche, le cui interrelazioni non sono ancora state interamente chiarite. La prima forma cristallina è rombica: l'elemento ha una struttura cristallina rombica o ottaedrica e mostra il suo caratteristico colore giallo, è opaco e fragile. Questa forma si può preparare per cristallizzazione da una soluzione di zolfo in disolfuro di carbonio (CS2). La seconda forma è monoclina. I cristalli sono a forma di ago, cerosi e fragili, sempre di colore giallo. Lo zolfo monoclino si può preparare per cristallizzazione da zolfo fuso. La terza forma è amorfa: non ci sono cristalli. In questo stato lo zolfo è duro, scuro ed elastico. Questo stato si ottiene per rapido raffreddamento dello zolfo fuso ed è instabile, trasformandosi lentamente in zolfo rombico cristallino; la cristallografia a raggi X mostra che tale forma amorfa potrebbe avere forma elicoidale con 8 atomi per giro. Anche lo zolfo colloidale e i fiori di zolfo sono forme amorfe che cristallizzano lentamente, sebbene queste due forme consistano di miscele di cristalli rombici e zolfo amorfo. In piccole quantità può essere trovato anche nel carbone e nel petrolio, dalla cui combustione viene trasformato in SO2 il quale, in presenza dell'ossigeno e dell'umidità dell'aria si trasforma in acido solforico e rende acida la pioggia. IMPIEGHI TECNOLOGICI E COMMERCIALI. Lo zolfo si usa in molti processi industriali, di cui il più importante è la produzione di acido solforico(H2SO4) per batterie e detergenti; si usa anche per la produzione di acido solforoso (H2SO3). Altri usi sono la produzione di polvere da sparo e la vulcanizzazione della gomma. Si usa anche come fungicida e nella manifattura di fertilizzante fosfatico. I solfiti vengono usati per sbiancare la carta e come conservanti nella frutta secca. Altri usi sono nelle teste dei fiammiferi e nei fuochi d'artificio; il tiosolfato di sodio o di ammonio si usa in fotografia come fissante per stampe fotografiche. Nelle zone vulcaniche si trovano le solfatare, che sono getti di soluzione acquosa di acido solfidrico (H2S). Sotto forma di solfato di rame (CuSO4), è impiegato in agricoltura. EFFETTI SULLA SALUTE E SULL’AMBIENTE. Due amminoacidi essenziali quali cisteina e metionina, nonché gli amminoacidi omocisteina e taurina contengono zolfo, così come alcuni enzimi molto comuni. Questo rende lo zolfo un elemento indispensabile alla vita di qualsiasi cellula. I ponti disolfuro fra polipeptidi sono estremamente importanti per l'assemblaggio e la struttura delle proteine. Alcune forme di batteri usano il solfuro di idrogeno al posto dell'acqua come donatore di elettroni in un primitivo processo fotosintetico. Lo zolfo è assorbito dalle piante sotto forma di ione solfato. Lo zolfo inorganico forma degli aggregati ferro-zolfo e sempre dello zolfo è il legame-ponte sito CuA della citocromo c ossidasi. Le grandi quantità di carbone bruciate dall'industria e dalle centrali elettriche immettono ogni giorno nell'atmosfera molto biossido di zolfo, che reagisce con l'ossigeno e il vapore acqueo nell'aria per formare acido solforico. Questo acido forte ricade a terra con le precipitazioni dando luogo alle famose piogge acide che acidificano i terreni e le risorse idriche causando gravi danni all'ambiente naturale. Molti composti dello zolfo sono tossici o corrosivi. Il solfuro di carbonio, l'acido solforico, l'acido solfidrico e il biossido di zolfo vanno maneggiati con particolare cura. Benché il biossido di zolfo sia sufficientemente innocuo da poter essere usato in piccole quantità come additivo alimentare, in concentrazioni sufficientemente elevate in atmosfera reagisce con l'umidità a dare acido solforoso che, se respirato, provoca emorragie nelle vie respiratorie con rischio di soffocamento. Il solfuro d'idrogeno è molto tossico: a piccole concentrazioni ha un caratteristico sgradevole odore di uova marce, mentre l'esposizione a quantità relativamente elevate ha la proprietà di ottundere rapidamente il senso dell'olfatto, rendendo le potenziali vittime inconsapevoli della sua presenza. La cosiddetta "magnesia", un solfato idrato di magnesio, si usa come lassativo, come esfoliante o nel giardinaggio come concime specifico per suoli carenti di magnesio.
FONTI: wikipedia, encarta
by alessia giglio, samantha canino, mietta capicotto e vanessa paone

domenica 21 febbraio 2010

Il cielo di Indra

Nella religione induista, Indra è il signore della folgore e dio del temporale. È la più grande divinità Deva.
La sua figura è gigantesca, ha barba e capelli fulvi e marcia in battaglia su un carro trainato da due cavalli sauri brandendo in mano la sua arma, la folgore.

"Si dice che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa."

L'allegoria Buddhista della "Rete di Indra" racconta di una rete di fili infinita presente in tutto l'universo. I fili orizzontali corrono attraverso lo spazio, i fili verticali attraverso il tempo. Ad ogni incrocio di fili c'è un individuo e una perla di cristallo; ogni perla riflette la luce proveniente da ogni altra perla e dall'intero universo.
Non trovate che questa "rete di perle" sia una bellissima metafora delle connessioni umane?
"...Le nostre relazioni sono la meravigliosa officina dove l'Anima può espandersi oltre i confini personali e trascendere le illusorie separazioni create dalla mente. Sul piano dell'Anima, quando incontro l'Altro, incontro me stesso, incontro l'universo dentro di me. Il filo che unisce le perle tra di loro rappresenta metaforicamente la connessione implicita tra ogni essere vivente... possiamo vivere spontaneamente il collegamento tra ogni nodo, tra ogni individuo ed essere vivente nella vita di tutti i giorni. Continuamente la trama dell'universo si riversa nelle nostre piccole vite. Attraverso la connessione amorevole non facciamo altro che replicare sul piano umano un qualcosa che esiste da sempre e che le varie tradizioni religiose, da oriente a occidente hanno puntualizzato... possiamo veramente credere che ogni nostra azione e pensiero volti all’Amore avranno una ripercussione sull’intera rete. A tale consapevolezza tutti siamo chiamati per operare un salto qualitativo nella nostra evoluzione umana e per costruire sulla Terra "la rete di perle nel cielo di Indra." (Marie Noelle Urech).

martedì 16 febbraio 2010

Alcol e bevande alcoliche: la birra.

L’alcol etilico (etanolo, C2H5OH) è un liquido incolore che si ottiene per distillazione di soluzioni zuccherine fermentate oppure, per via sintetica, per addizione di acqua all'etilene. La fermentazione alcolica, catalizzata da enzimi prodotti da alcuni lieviti (tipo saccaromices cerevisiae in FIG.), avviene secondo la seguente equazione chimica:
C6H12O6 (glucosio 180g)  ----> 2 C2H5OH (alcol etilico 92g) + 2 CO2 (anidride carbonica 88 g)
Nei paesi della CE, a scopo alimentare, è consentito l’uso del solo alcol di fermentazione sebbene l’alcol di sintesi possa essere ottenuto con uguali caratteristiche di purezza. L’attività dei microrganismi responsabili della fermentazione alcolica cessa quando il contenuto di alcol raggiunge il 14-18% in volume, per questo motivo per ottenere gradazioni alcoliche più elevate bisogna ricorrere alla distillazione. Al giorno d'oggi l’alcol è consumato a scopo alimentare principalmente come bevanda; viene anche usato come aromatizzante di alcuni  alimenti. L’alcol puro trova inoltre impiego come disinfettante, solvente e combustibile. Mentre i distillati alcolici a uso alimentare sono gravati da alte tasse, l’alcol per uso tecnico non è soggetto a imposte, perciò viene denaturato (reso imbevibile e velenoso) tramite l'aggiunta di sostanze tossiche come acetone, piridina, benzina, ecc. Nella nostra società la diffusione delle bevande alcoliche è dovuta al loro effetto inebriante. Le bevande alcoliche si possono dividere in: bevande poco alcoliche come la birra e il vino e bevande fortemente alcoliche o superalcolici come i distillati (grappa, rum).
La birra viene prodotta per fermentazione di cereali secondo due diversi procedimenti, alta e bassa fermentazione. Le birre a fermentazione alta vengono prodotte in tempi brevi a temperature tra i 12-15 °C; esse sono in genere più aromatiche ma anche meno conservabili. Esistono anche birre dietetiche, molto fermentate (e quindi con maggiore contenuto alcolico), quasi del tutto prive di carboidrati; questo tipo di birre vengono prodotte per i diabetici. Il diverso gusto delle birre dipende principalmente dal loro contenuto di mosto cioè di succo di cereali presente nella soluzione da fermentare e dalla presenza di principi amari (conferiti dall'aggiunta di luppolo, il cui contenuto varia da circa 20 mg/l a circa 40 mg/l). La percentuale di estratto di malto (dal 2 al 16%) determina la leggerezza (bassa %) o la pesantezza (alta %) della birra.
Bibliografia: La chimica di tutti i giorni -  G. Vollmer e M. Franz - Zanichelli

lunedì 15 febbraio 2010

883- Nient' altro che noi

"... Non c'è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo,
o un tuo movimento,
perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
nient'altro che noi".
Salve prof., ecco un altro mio piccolo contributo...ke x me ha un significato molto importante...

lunedì 1 febbraio 2010

La cura (F. Battiato)

The kiss - G. Klimt 1907- Osterreichische Galerie, Vienna.

...tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono...